Corso Como 10. Luci della sera, tavolini affollati, ragazzi goliardici, ragazze bellissime. Griffe. Drinks. E’ tutto così banale. Bevo una coca cola: alcolici mai. Amici sempre, anche se mi distraggo facilmente: noia e stanchezza.
Prendo il cellulare e leggo velocemente: “Sei bellissimo stasera,… vieni al solito posto a mezzanotte?” Il cuore accellera a mille: il maniaco è qui? Mi sta seguendo? Spiando?
Mi rilasso: è lo Scrittore; dieci anni fa io ero acerbo e lui era uno dei pochi scrittori in circolazione che potesse anche fare il modello. Oggi, secondo lui, io sono bellissimo mentre il suo viso si è arrotondato.
“Sì.” Rispondo senza nemmeno pensarci troppo, e mi accorgo di avere voglia di rivederlo dopo il break delle ultime due settimane.
Eccomi quindi sulla cima del monte Stella a mezzanotte, precisione svizzera. Il Duomo a sinistra, San Siro a destra e un albero alle mie spalle. Le luci intorno a me e le stelle sopra la mia testa.
Lui sopraggiunge cinque minuti dopo, un metro e novanta di carne abbronzata e trentasei anni di bellezza mediterranea.
“Ciao Brutto.” Gli dico.
“Ciao…” Mi racconta brevemente di avermi intravisto in corso Como poche ore prima. Io scrollo le spalle, stranamente malinconico. “Che hai?”
“In genere sono stupido, ma oggi non mi viene.”
“Beh, io sono sempre stupidissimo.”
“Di te si vede.” Rispondo ironico, con un sorriso.
Lui ride, “Quindi?”
“Comunque?”
“Comunque cosa?”
“Punto.” Concludo di nuovo scrollando le spalle.
“Quindi?” Mi richiede nuovamente.
“Però.”
“Però cosa?”
“Punto.”
Avvicina il suo viso al mio, un paio di centimetri ancora e il bacio è servito.
“Quindi?” Mi domanda per la terza volta.
“Ti bacerei, ma non vorrei perdere tiri preziosi della mia sigaretta.” Gli dico sollevando la sigaretta.
Lui mi tiene testa: “Io bacio solo i miei fidanzati.”
Cazzo, ora devo assolutamente baciarlo, così lo smerdo. Penso. Invece lui si sdraia sul muretto di roccia e, afferrandomi sotto le ascelle, mi trascina sul suo corpo, schiena contro torace, avvinghia le sue braccia sul mio petto.
Inizia a parlarmi del suo romanzo e chiede a me di fare lo stesso del mio.
“Allora,…” Cerco di trovare le parole adatte per raccontargli la trama senza dargli indizi fondamentali da cui copiare abbondantemente, “E’ la storia di quattro che da giù vanno su e poi tornano giù, ma vanno più giù di giù.”
“Bello!” Esclama lo Scrittore, mi stringe fortissimo e, per liberarmi dalla sua stretta, gli prendo le mani e gli tendo le braccia muscolose verso il cielo, inquadrando manciate di stelle.
“Giochiamo allo shuttle.” Gli propongo.
“Ok.”
“Siamo in una tempesta di meteore.”
“No, la tempesta di meteore no,… facciamo una cosa più rilassante.”
“Stiamo atterando su Marte?”
“Va bene. Io cosa faccio?”
“Tu fai i comandi dello shuttle.” Gli dico stringendogli i polsi, “E fai anche Houston. Facciamo una prova: Houston, mi ricevi?”
“Crrr Crrrr…” Imita dei disturbi nella comunicazione, “Mi sa che non funziona.”
“Allora faremo da soli…” Qualche manovrina e atterriamo sul pianeta rosso.
“Ora vai a esplorare il pianeta mentre io cucino.” Propone lui, dopo mezzo secondo di esplorazione concludo che su Marte non c’è vita. Di nuovo la sua voce: “E’ pronto!”
Eccomi rientrare nello shuttle, ed entrambi giriamo i nostri visi a sinistra, ci cerchiamo con la coda dell’occhio quando l’impercettibile scia di una stella cadente si ravviva e muore nella notte.
“Una stella cadente!” Esclamiamo all’unisono.
“Desiderio!” Rinsaldo io, e subito emetto dei versetti di grande concentrazione: “Grrr Mmmuuuuiiiiii… Espresso! Tocca a te.”
“Fatto.”
“Dici che si avvererà?”
“Se lo vuoi davvero sì.” Mi sussurra in un orecchio.
“Ma il mio ne comprendeva circa una decina.”
“Ah,… sui desideri eclettici non garantisco.”
E intanto si sfila il cazzo, ancora moscio, dai jeans. Mi basta portare il braccio dietro la schiena per afferrarlo con decisione e iniziare a segarlo: qualche attimo dopo è già in tiro, grosso, venoso, maschio.
Un’ora più tardi, rivestendoci, siamo di nuovo di fronte al panorama, gli sorrido timidamente, lui invece è più convinto e così, senza nemmeno un preavviso, mi bacia… Significa che sono il suo fidanzato? Faccio finta di non badarci, c’incamminiamo verso la base del monte Stella tra i suoi discorsi di letteratura e la sua promessa di tenermi una lezione di editing.
Vuole rivedermi presto, dice lui. Una parte di me ne è anche felice, l’altra ascolta le sue parole sui vari scrittori italiani degli anni settanta. Di mio, nel discorso, ci metto solo delle congiunzioni avversative: ma, però,… e nel mentre penso a quella stella cadente.
Capita che lo Scrittore nomina Pasolini.
“Una volta qualcuno gli chiese se diventando vecchi si diventa anche più felici.” M’intrometto io.
“E che ha risposto Pasolini?”
“Che diventando vecchi si ha meno futuro e meno speranza, e questo è un gran sollievo.”
Forse è questa la chiave per la mia tanto sognata vita perfetta, invecchiare, assopire, appassire. Se è davvero questa, allora non posso sbagliare strada.
Il sollievo della serata però è un altro. Per la prima volta da molto tempo sono nudo, esposto, vivo. Ho abbattuto i muri che mi proteggevano dal Maniaco e, meraviglia, ho rivisto il mondo.
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