“Oddio, che ansia Ross!” AG mi aspetta nel cuore di China Town, un ventaglio per rinfrescarsi alla vecchia maniera, una borsa di Vittuon. Il sole picchia sempre come un vecchio stronzo rompicoglioni, all’ora di pranzo.
“Che settimana di merda, AG, torrida.” Sono di pessimo umore: il lunedì della settimana più torrida dell’anno non mi si può parlare. Mocassini morbidi di Prada, jeans beige di Fujiwara, camicia bianca di Zegna,… e non mi sento per nulla fresco.
La bacio, la prendo per mano e la porto all’interno di un baretto semplice e con poche pretese. Anche noi: panino e coca cola, e via.
“Ansia, ansia, ansia… Mia madre è venuta da me a farmi le pulizie e… mi è sparito il vibratore!”
Suonano le sirene: allarme rosso. Il suo immacolato imene non può più negare l’evidenza di fronte alla tardiva arguzia dei genitori. Io… Beh, io non posso fare a meno di sorridere alla sua genuità.
“E così salta tutto il nostro piano?”
“No, la torta no!”
Vero, ci sposeremo. E poi quando lei sarà incinta ci presenteremo dai suoi genitori con una bella torta,… la panna montata, una scritta “Auguri nonni”… dolce portavoce della perdita della sua verginità.
Tutto fila per lei,… in fondo è solo una mezza verità: “Di culo sono vergine.” Mi ricorda sempre. Ma è perché non ce la fa.
Aldilà della vetrina scorre un fiume di cinesi in Paolo Sarpi. Sono distratto dai miei pensieri sulla sopravvivenza umana: come ha fatto la nostra razza a sopravvivere ad un clima così inospitale? Ad un pianeta così difficile. I dinosauri estinti dall’era glaciale, i mammut estinti dalla fine dell’era glaciale… e noi che soffriamo appena il termometro tocca i 37 gradi, siamo sopravvissuti? Dev’essere tutta una bufala.
AG mi riporta a lei con una bieca imitazione dei miei versi diabolici. Muuuuiiiiiiiiiiiiiiiiii. E continua finché non la guardo. “E’ che ci avevo messo dentro pure le pile del telecomando, cazzo!”
E mi fa ridere.
Sei l’amore di ogni mia avventura.
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